La tecnica

Olio su vetro

Olio su vetro

Tecnica preferita da Vincenzo Milazzo e identificata con lui, l’olio su vetro andrebbe definito in modo più corretto “olio sotto vetro”. Questo perché il dipinto che si ammira è realizzato dalla parte opposta della lastra di vetro: con questa tecnica i particolari in primo piano sono realizzati per primi, mentre per ultimo sono realizzati gli sfondi. La tecnica dell’olio su vetro rende impossibile apportare correzioni. Una volta data la prima pennellata, non c’è possibilità di sovrapporne un’altra agli occhi di chi ammira il quadro.

Le immagini sono dipinte su una lastra di vetro – solitamente Vincenzo Milazzo usa cristalli infrangibili con spessore variabile da 6 a 8 millimetri complessivi, composti da due lastre suddivise da un foglio di polivinilbutirrale. Le lastre, prima dell’uso artistico, sono compresse tra loro con pressione a 15 atmosfere e riscaldate in autoclave in bagno d'olio a 140 ºC.

Vincenzo Milazzo inizia sempre un suo quadro con un disegno a matita preparatorio su cartone bianco: dopo riporta sulla lastra di vetro le immagini, delineando i primi oggetti e particolari necessari, per procedere solo dopo a creare le sfumature e gli sfondi. In questa tecnica infatti elementi come i tratti di un volto, che andrebbero dipinti in un secondo tempo, vengono eseguiti per primi per non essere cancellati o coperti del tutto dagli incarnati, e dalla campitura dei volumi, che sono gli ultimi ad essere realizzati.

Per non mischiare o confondere i colori, poi, è necessario aspettare che i primi strati di colore ad olio si possano asciugare, tenendo presente che il vetro non è un supporto assorbente e che Vincenzo Milazzo non usa esiccanti da tela come l’olio di lino.
Queste operazioni sono svolte dipingendo al contrario, ossia sul verso del vetro in modo speculare rispetto a come si desidera che esse appaiano guardando il recto. In questo modo l’artista ha la possibilità di rendersi conto immediatamente del volume e dell’intensità dei colori che varia al variare delle pennellate e della freschezza o meno del precedente strato di colore.

È una tecnica che richiede una grande precisione, una grandissima pazienza e una maestria non comune. Ma il risultato è strabiliante, ed è il sogno di tutti i grandi pittori: preservare in eterno la brillantezza dei colori, che sono protetti dal loro stesso supporto.

 

Olio su tela

Quando si parla di pittori pare a volte che esista solo l’olio su tela: l’enorme quantità di tele prodotte nella modernità ne è testimone. Vincenzo Milazzo è un artista versatile, capace di creare tele di altissimo valore artistico. Lo svantaggio delle tele, che gli fa preferire il vetro, è l’infinita polimerizzazione dei colori a olio, che a contatto con l’aria e con la tela lentamente ma irreversibilmente scuriscono negli anni e danno origine alla craquelure, che rovina irreversibilmente ma fascinosamente i dipinti.

Nelle sue tele Vincenzo Milazzo predilige l’uso di canape o fibre di cotone naturali al 100%, e ama donare alle sue tele una doppia imprimitura, cioè un doppio strato per isolare la tela dal colore a olio: un primo strato bianco, come di tradizione, la cui saturazione è legata all’uso di leganti come l’olio di lino, e un secondo strato più leggero, generalmente ocra, così come era abitudine nella pittura veneta del sei e settecento e nella Scuola di Siviglia.

 

Acquaforte

La tecnica dell’acquaforte è antica e contiene in sé tutta la maestria di un artista: perché più che in altre tecniche, in una acquaforte non è consentito fare errori. Quando con una puntasecca si incide una lastra, anche un tremolio della mano può invalidare il lavoro fatto.
La tecnica dell’acquaforte è tra le più suggestive tecniche di incisione: Vincenzo Milazzo ha prodotto alcune acqueforti in puntasecca, in omaggio alla tradizione italiana e al suo amore per “le cose difficili”.

Per fare una acquaforte si parte da una lastra di zinco o di rame di adeguato spessore, che viene ripulita e smussata ai bordi con carta smeriglio, poi sgrassata nella parte lucida con ovatta intrisa con carbonato di calcio sciolto in acqua (il vecchio bianco di Spagna). Cosparsa uniformemente con un coprente a protezione dall'acido (cera, gomma e mastice) viene poi affumicata tradizionalmente con una candela.
A questo punto Vincenzo Milazzo incide a mano libera il disegno nel materiale protettivo con una punta metallica sottile, anticamente chiamata puntasecca, per mettere a nudo il metallo. La lastra così ottenuta viene immersa in un bagno di acido nitrico, la vecchia acqua forte, dopo averne cosparso di coprente anche la faccia posteriore iniziando la morsura.

In alcuni casi la morsura può essere fatta a più riprese per scoprire solo parzialmente le parti da incidere, e ottenere solchi causati dall’acido sulla lastra con profondità differenti. L'acido infatti incide il metallo solo dove manca la protezione del coprente. Completata la morsura, si lava la lastra con acquaragia ripulendola dal coprente su entrambi i lati.
Una volta asciutta, la lastra, detta ora matrice, viene cosparsa di inchiostro grasso con un tampone e ripulita dall’inchiostro in eccesso tramite stracci. Per stampare finalmente l’acquaforte si scalda la matrice per favorire la penetrazione della tinta nei solchi e la si pone sul piano di un torchio calcografico, tradizionalmente composto da una robusta lastra metallica ricoperta da un panno spesso di feltro. Sopra la matrice inchiostrata viene posata la carta adatta: amante della tradizione, Vincenzo Milazzo ha usato nelle sue acqueforti una carta a produzione artigianale, composta al 100% di fibra vegetale poco collata e inumidita in precedenza. La lastra viene torchiata da un rullo, che imprime così la stampa sul foglio in modo indelebile. Le acqueforti, tutte in bassa tiratura, sono numerate, e ognuna di esse è lievemente differente dalla precedente per pressione, quantità di inchiostro, posizionamento sulla carta. Alcune di queste acqueforti sono state successivamente acquerellate.

 

Acquerello

Gli acquerelli sono una tecnica della quale è nota la rapidità d’esecuzione accoppiata alla precisione. Vincenzo Milazzo, che è certo un amante della precisione, non lo è altrettanto della rapidità, e non può essere altrimenti considerato che la sua tecnica preferita è l’olio su vetro, che richiede lunghi tempi d’esecuzione. Tuttavia, e forse proprio per questo, gli acquerelli di Vincenzo Milazzo non sono mai affrettati, né mancano della precisione e del dettaglio delle sue opere su vetro.
Il supporto più usato da Vincenzo per questa tecnica è la carta di riso ad alta percentuale di cotone puro. La stesura dell'acquerello non avviene, come spesso capita da parte di altri artisti, con leggere velature sovrapposte e con impressioni cromatiche di volumi e forme, ma con tratti leggerissimi e altrettanto decisi che rivelano la capacità di piegare una tecnica già di per sé difficile al proprio modo di dipingere.
L'esecuzione di un acquerello è di per sé una tecnica raffinata, che è accoppiata con l’olio su vetro dall’impossibilità di correggere eventuali errori di esecuzione. Questo è forse ciò che spinge Vincenzo Milazzo a cimentarsi in acquerelli naif unici nel suo panorama artistico.